LA COSCIENZA DELLA MUSICA. Ita/Eng

LA COSCIENZA DELLA MUSICA. Ita/Eng

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LA COSCIENZA DELLA MUSICA.

A cura di Sara Ballini.

Con la collaborazione di: Nilufar Mali, e Umberto Mori.

 

“La musica è una rivelazione, più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia.”

 Ludwig van Beethoven

 

Che la musica sia capace di esprimere e suscitare emozioni è sempre stato dato per scontato.

 Ma come può farlo? Perché due cose così eterogenee e distanti tra loro, come un assolo di violino e un sentimento di nostalgia, possono essere messe in relazione?

Dal mondo antico alla filosofia moderna, la particolarità di questo rapporto è ancora presente nella riflessione con forza sorprendente, perché il rapporto è così difficile da descrivere che l'evidenza dell'intuizione primordiale è direttamente proporzionale alla fatica del pensiero che lo cerca.  

Non c'è da stupirsi che negli ultimi anni i filosofi analitici dell'area anglo-americana siano tornati al centro del dibattito estetico proprio con la questione della natura espressiva ed emotiva della musica. assumendo domande persistenti come: su quali basi si può trovare un ipotetico legame tra musica ed emozioni? Come spieghiamo la nostra reazione emotiva alla musica? Quali emozioni suscita l'ascolto della musica? A chi appartengono? Qual è il loro scopo e contenuto? Allora come possiamo spiegare l'attribuzione di tratti emotivi alla musica?

A seguito di un simile dibattito, la cui vitalità è misurata dall'eterogeneità dell'intervento e dal continuo scambio tra i suoi rappresentanti, questo articolo individua i percorsi più rappresentativi in ​​cui vengono risolte questioni fondamentali sull'espressione musicale e il tema delle descrizioni emotive.

La grande domanda è: “dovremmo comprendere la musica in termini emotivi?”

 

 

LA RISPOSTA DELLA FILOSOFIA.

 

Nell’articolo “Against Emotion: Hanslick was right about music”, il filosofo Nick Zangwill, risponde alla domanda cosi dicendo: “No’. Lasciatemi elencare i modi in cui non si dà alcuna connessione: non è essenziale, per la musica, il possedere emozioni, lo stimolare emozioni, l’esprimere emozioni, o il rappresentare emozioni. La mu- sica, in sé stessa, non ha nulla a che fare con le emozioni. Questa tesi negativa è ristretta alla musica strumentale o assoluta. […] Dimostrerò che Hanslick aveva ragione nel condurre la sua critica negativa alle teorie emotive letteraliste della musica.

Per la visione hanslickiana della musica, i termini emotivi legati ad essa, debbono essere intesi metaforicamente, ma tale dichiarazione dovrebbe essere inquadrata più nell’ottica di voler liberare la musica dall’ingombrante fardello delle impressioni soggettive dell’ascoltatore, che non invece nel tentativo dissacratorio di negare un insieme con una dimensione espressiva alla musica. In tal senso, trovano riscontro le affermazioni di Hanslick: “la musica è spirito che plasma interiormente” o ancora: “la musica ha un contenuto, sebbene sia musicale, in quanto scintilla del fuoco divino non inferiore alla bellezza di ogni altra arte.”

Sul finire del XVIII secolo, la riflessione filosofica

sulla Musica, divenne sempre più fiorente e articolata, soprattutto in

area germanica, luogo geografico nel quale, nel corso del tempo,

operarono filosofi e pensatori illustri sempre più attratti dall’Arte

dei Suoni. Fra questi, basterebbe il nome di Immanuel Kant (1724-1804),

il quale nel suo libro La critica del giudizio, scritto nel 1790,

sottolineò in modo assai marcato, la finalità puramente edonistica

dell’Arte dei Suoni, rilevando nel contempo, il carattere astratto e

formale del bel gioco di sensazioni che si provano, ascoltando un brano

musicale. Tra le varie Arti, menzionate da Kant nel suo libro, accanto a

quelle plastico-figurative, appare anche il Giardinaggio, espressione

artistica, analoga all’ Architettura. Secondo Kant, non esiste una

Scienza del Bello, ma soltanto Belle Arti. Se infatti esistesse la

prima, con essa di dovrebbe decidere scientificamente, tramite

argomenti, se una cosa deve essere tenuta per bella oppure no. Tutte le

Arti, per il filosofo tedesco, sono quindi destinate al mero godimento

dei sensi, non al godimento dell’intelletto, che deve esser sollazzato

da altro. Le Arti quindi, come strumento di intrattenimento conviviale,

atte a nutrire i bassi istinti. Altro grande filosofo e intellettuale

tedesco che si occupò di Musica, fu Georg Wilhelm Friedrich

Hegel (1770-1831), coevo di Beethoven. Secondo lui, la Musica rientrava,

insieme alla Poesia e alla Pittura, nel cosiddetto sentiero

dell’interiorità soggettiva, che conduce alla cosiddetta “Triade delle

Arti romantiche”. Il contenuto specifico della Musica, deve essere

essenziale e spurio da ogni incrostazione intellettualistica e deve

svolgersi in una dimensione espressiva, assolutamente UNICA. Hegel, si

interessò molto anche alle varie componenti intrinseche della Musica,

come il tempo, il ritmo e la battuta. Le varie riflessioni che Hegel

fece in ambito musicale, riguardarono anche i problemi legati

all’esecuzione e all’interpretazione del brano musicale e anche la

fenomenologia del virtuosismo. Di Hegel rimase famoso anche il

cosiddetto processo dialettico, Tesi, Antitesi, Sintesi. Affermazione di

un concetto. Negazione di ciò che si è affermato. Risoluzione definitiva

di quanto esposto in precedenza. Questo schema, ripropose in ambito

filosofico, lo schema della cosiddetta Forma-Sonata in Musica, ossia un

primo movimento di una sinfonia o di una sonata, costruiti su:

esposizione(tesi), sviluppo(antitesi) e ripresa(sintesi). Altro grande

filosofo che si interessò non poco alla Musica fu Arthur

Schopenhauer (1788-1860), amato assai da Richard

Wagner (1813-1883), secondo la sua estetica, la Musica è accuratamente

distinta da tutte le altre Arti, perché a differenza di queste, non

riproduce le immagini di una qualsiasi idea degli esseri umani, bensì la

volontà creatrice di questa stessa idea. Per Schopenhauer, l’Arte dei

Suoni, è espressione profondissima e spirituale dei moti più nascosti e

occulti, riposti nell’essere umano, inoltre, fu sua la concezione

dell’universalità del linguaggio musicale, linguaggio compreso in ogni

dove e da ogni popolo, senza bisogno di traduzione alcuna. Altro

importante filosofo, critico e musicologo ottocentesco fu l’austriaco

Eduard Hanslick(1825-1904), non quindi tedesco come gli altri, ma

comunque non meno importante. Anzi! Ebbe rapporti con i più importanti

compositori a lui contemporanei, in particolare con Johannes

Brahms (1833-1897), da lui difeso a spada tratta, contro tutti coloro che

volevano la Musica, innervata da altre arti. Nel suo saggio più famoso,

Il bello musicale (1854), Hanslick condannò l’estetica musicale

propugnata da Wagner, ossia la fusione di tutte le Arti, la cosiddetta

Opera d’Arte totale, ossia, secondo il filosofo, la Musica è dotata di

una Bellezza sua personale, che esprime solamente sé stessa, senza aver

bisogno del supporto di altre arti, in pratica l’istessa concezione

poetico-filosofica che aveva della Musica, Brahms. Quindi la Musica,

attraverso i suoni, esprime solo ciò che deve esprimere, non rimandando

mai ad altro che sia diverso da sé.

 

LA RELAZIONE SCIENTIFICA TRA MUSICA E NEURONI CELEBRALI.

La musica possiede la capacità di evocare forti risposte emotive negli ascoltatori, questa capacità è universale. Può succedere che inevitabilmente sentire della musica porta a un evento importante accaduto in passato, oppure può liberare un'esperienza emotiva molto profonda, la sensazione non è nella musica ma in cosa chi ricorda essa.

Noi, in quanto esseri umani, abbiamo la capacità e la propensione a ricordare e sincronizzare il movimento del nostro corpo con stimoli ritmici esterni come quelli musicali. Il ritmo può avere un potente effetto sul movimento perché il sistema uditivo ha una ricca connessione con i sistemi motori del cervello. Queste connessioni aiutano a spiegare perché la musica spesso ci fa ballare e perché sentiamo una naturale tendenza a muoverci a ritmo di essa, i suoni forti e improvvisi e folli aumentano l'eccitazione. Al contrario, la musica rilassante può ridurre l'ansia.

Per la neuroscienza le capacità musicali si sono sviluppate attraverso il reclutamento di aree cerebrali preposte ad altri compiti, in particolare quelle per il riconoscimento del linguaggio, come il planum temporale, piccola area che è nota essere in proporzione più sviluppata nei musicisti di professione, e ancor più in quelli dotati di un udito più fine.

L’ascolto e la pratica della musica possono potenziare le nostre capacità cerebrali e ipertrofizzare specifiche aree di corteccia, tuttavia non esiste nel cervello un singolo “punto della musica”, ossia un’area localizzata che elabora le informazioni musicali. Ma si avrebbe un’attivazione contemporanea e coordinata di decine di reti neurali della mente, da quelle temporali (ascolto, linguaggio) a quelle frontali (pensiero astratto, elaborazione), nonché di strutture sottocorticali, che non partecipano alla coscienza, come il cervelletto e i gangli della base, deputati al controllo motorio e alla scelta dei pattern motori, i quali sembrano implicati principalmente nella percezione del ritmo.

 

MUSICA E MAGIA.

 

La musica gioca sempre un ruolo importante nei saggi magici, perché è considerata uno strumento fondamentale per regolare le emozioni e rendere gli ascoltatori particolarmente sensibili alle influenze esterne.

La virtù magica deriva non solo dalle immagini o dalle idee contenute nelle parole, ma soprattutto dai suoni ripetitivi e dai ritmi ossessivi. Il colpo di tom-tom, simile al battito cardiaco, è sia un linguaggio che un incantesimo.

La musica gioca un ruolo importante nei rituali magici. Dalle espressioni come le canzoni pop alle antiche espressioni basate sul battito del tam-tam, alla complessa ricerca esoterica, in cui gli spartiti musicali diventano testi misteriosi a cui i seguaci possono accedere.

La musica è il linguaggio simbolico necessario per stabilire un dialogo tra l'uomo e l'universo. Giordano Bruno afferma che alcuni ritmi e canzoni nella struttura musicale contengono informazioni primitive e inconsce.

La musica infatti può rappresentare il tramite, attraverso il quale, connettere la magia all’anima, fungendo quasi da traghettatrice tra i due mondi.

L’arte musicale diviene capace di creare dei vincoli tra stato di coscienza ed animo profondo, questi vincoli sono tenaci non solo per il fatto che siano percepiti e trovino ingresso all’anima attraverso l’udito, anzi l’effetto vincolante si realizza anche con un sussurro segreto che non arriva alla cosa da vincolare, per analogia di spirito a spirito, di vincolante a vincolando, né sempre infatti gli incantati percepiscono le parole degli incantatori, è necessario infatti disporre di un animo aperto e sensibile. Gli effetti derivanti infatti, non vengono costruiti nell'immediato, ma esplicitano la loro azione con il trascorrere del tempo.

 

 ENG

THE CONSCIENCE OF MUSIC.

Curated by Sara Ballini.

With the collaboration of: Nilufar Mali, and Umberto Mori.

 

"Music is a revelation, higher than any wisdom and any philosophy."

 Ludwig van Beethoven

 

That music is capable of expressing and arousing emotions has always been taken for granted.

But how can he do it? Why can two things so heterogeneous and distant from each other, like a violin solo and a feeling of nostalgia, be related?

From the ancient world to modern philosophy, the peculiarity of this relationship is still present in the reflection with surprising force, because the relationship is so difficult to describe that the evidence of the primordial intuition is directly proportional to the fatigue of the thought that seeks it.

No wonder that in recent years the analytical philosophers of the Anglo-American area have returned to the center of the aesthetic debate precisely with the question of the expressive and emotional nature of music. assuming persistent questions such as: on what basis can a hypothetical link between music and emotions be found? How do we explain our emotional reaction to music? What emotions does listening to music evoke? Who do they belong to? What is their purpose and content? So how can we explain the attribution of emotional traits to music?

Following a similar debate, whose vitality is measured by the heterogeneity of the intervention and the continuous exchange between its representatives, this article identifies the most representative paths in which fundamental questions on musical expression and the theme of emotional descriptions.

The big question is, "should we understand music in emotional terms?"

 

 

THE RESPONSE OF PHILOSOPHY.

 

In the article “Against Emotion: Hanslick was right about music”, philosopher Nick Zangwill answers the question by saying: “No '. Let me list the ways in which no connection is made: it is not essential, for music, to possess emotions, to stimulate emotions, to express emotions, or to represent emotions. Music itself has nothing to do with emotions. This negative thesis is restricted to instrumental or absolute music. […] I will prove that Hanslick was right in conducting his negative criticism of the literalist emotional theories of music.

For the Hanslickian vision of music, the emotional terms linked to it must be understood metaphorically, but this statement should be framed more in the perspective of wanting to free music from the cumbersome burden of the listener's subjective impressions, rather than in the attempt desecrating to deny a whole with an expressive dimension to music. In this sense, Hanslick's affirmations are confirmed: "music is spirit that molds internally" or again: "music has a content, albeit musical, as a spark of divine fire that is no less than the beauty of any other art."

At the end of the eighteenth century, philosophical reflection

on Music, it became more and more flourishing and articulated, especially in

Germanic area, a geographical place where, over time,

famous philosophers and thinkers worked more and more attracted by art

of Sounds. Among these, the name of Immanuel Kant (1724-1804) would suffice,

who in his book The criticism of judgment, written in 1790,

he underlined in a very marked way, the purely hedonistic purpose

of the Art of Sounds, noting at the same time, the abstract character and

formal of the beautiful play of sensations that you feel while listening to a song

musical. Among the various Arts, mentioned by Kant in his book, next to

the plastic-figurative ones, Gardening also appears, expression

artistic, analogous to Architecture. According to Kant, there isn't one

Science of Beauty, but only Fine Arts. If indeed there were

first, with it one should decide scientifically, through

arguments, whether something should be kept for good or not. All the

Arts, for the German philosopher, are therefore intended for mere enjoyment

of the senses, not to the enjoyment of the intellect, which must be amused

on the other. The Arts, therefore, as an instrument of convivial entertainment,

apt to nourish the low instincts. Another great philosopher and intellectual

German who dealt with Music, was Georg Wilhelm Friedrich

Hegel (1770-1831), contemporary of Beethoven. According to him, Music was included,

together with Poetry and Painting, in the so-called path

of subjective interiority, which leads to the so-called “Triad of

Romantic Arts ". The specific content of the Music must be

essential and spurious from any intellectualistic encrustation and must

take place in an expressive dimension, absolutely UNIQUE. Hegel, yes

he was also very interested in the various intrinsic components of Music,

like the tempo, the rhythm and the beat. The various reflections that Hegel

he did in the musical field, they also concerned the related problems

to the performance and interpretation of the musical piece and also the

phenomenology of virtuosity. Hegel's also remained famous

so-called dialectical process, Thesis, Antithesis, Synthesis. Affirmation of

a concept. Denial of what has been said. Final resolution

of the above. This scheme, proposed again in the field

philosophical, the scheme of the so-called Forma-Sonata in Music, i.e. a

first movement of a symphony or sonata, built on:

exposure (thesis), development (antithesis) and recovery (synthesis). Other great

philosopher who took great interest in music was Arthur

Schopenhauer (1788-1860), much loved by Richard

Wagner (1813-1883), according to his aesthetic, the music is accurately

distinct from all other Arts, because unlike these, it does not

reproduces the images of any idea of ​​human beings, but the

creative will of this same idea. For Schopenhauer, the Art of

Sounds, is a profound and spiritual expression of the most hidden movements and

hidden in the human being, moreover, it was his conception

of the universality of musical language, language included in every

where and from every people, without the need for any translation. Other

important nineteenth-century philosopher, critic and musicologist was the Austrian

Eduard Hanslick (1825-1904), therefore not German like the others, but

however no less important. Rather! He had relations with the most important

composers of his time, in particular with Johannes

Brahms (1833-1897), defended by him with drawn sword, against all those who

they wanted Music, innervated by other arts. In his most famous essay,

Musical Beauty (1854), Hanslick condemned musical aesthetics

advocated by Wagner, that is the fusion of all the Arts, the so-called

Total work of art, that is, according to the philosopher, Music is endowed with

a beauty of his own, which expresses only itself, without having

need the support of other arts, basically the same conception

poetic-philosophical that he had of Music, Brahms. So the Music,

through sounds, it only expresses what it has to express, not postponing

never to anything other than itself.

 

THE SCIENTIFIC RELATIONSHIP BETWEEN MUSIC AND CELEBRAL NEURONS.

Music has the ability to evoke strong emotional responses in listeners, this ability is universal. It can happen that hearing music inevitably leads to an important event that happened in the past, or it can release a very deep emotional experience, the sensation is not in the music but in what who remembers it.

We, as human beings, have the ability and propensity to remember and synchronize the movement of our body with external rhythmic stimuli such as musical ones. Rhythm can have a powerful effect on movement because the auditory system has a rich connection with the motor systems of the brain. These connections help explain why music often makes us dance and why we feel a natural tendency to move to the rhythm of it, loud and sudden and crazy sounds increase the excitement. Conversely, relaxing music can reduce anxiety.

For neuroscience, musical skills have developed through the recruitment of brain areas responsible for other tasks, in particular those for language recognition, such as the planum temporal, a small area that is known to be proportionally more developed in professional musicians, and even more so in those with finer hearing.

Listening and practicing music can enhance our brain capacities and hypertrophy specific areas of the cortex, however there is no single "point of music" in the brain, that is, a localized area that processes musical information. But there would be a simultaneous and coordinated activation of dozens of neural networks of the mind, from temporal ones (listening, language) to frontal ones (abstract thinking, processing), as well as subcortical structures, which do not participate in consciousness, such as the cerebellum and basal ganglia, responsible for motor control and the choice of motor patterns, which seem to be mainly involved in the perception of rhythm.

 

MUSIC AND MAGIC.

 

Music always plays an important role in magical essays, because it is considered a fundamental tool for regulating emotions and making listeners particularly sensitive to external influences.

The magical virtue derives not only from the images or ideas contained in the words, but above all from the repetitive sounds and obsessive rhythms. The tom-tom stroke, similar to the heartbeat, is both a language and a spell.

Music plays an important role in magical rituals. From expressions such as pop songs to ancient expressions based on the beat of the tam-tam, to complex esoteric research, in which musical scores become mysterious texts that followers can access.

Music is the symbolic language necessary to establish a dialogue between man and the universe. Giordano Bruno states that some rhythms and songs in the musical structure contain primitive and unconscious information.

In fact, music can represent the means through which to connect magic to the soul, acting almost as a ferryman between the two worlds.

Musical art becomes capable of creating bonds between a state of consciousness and a profound soul, these bonds are tenacious not only for the fact that they are perceived and enter the soul through hearing, on the contrary the binding effect is also achieved with a secret whisper that does not reach the thing to be bound, by analogy of spirit to spirit, of binding to binding, nor do the enchanted always perceive the words of the spellcasters, it is in fact necessary to have an open and sensitive soul. In fact, the resulting effects are not built up immediately, but make their action explicit with the passage of time.