Igor Stravinskij, 50 anni dalla morte di un Mito Musicale.

a cura di Umberto Mori
Igor Fedorovic Stravinskij, nacque a Oranienbaum, presso Pietroburgo, il 18 di giugno del 1882. Il padre, Fedor Ignatievic Stravinskij(1843-1902), era un famoso cantante lirico, registro di basso, apprezzato soprattutto presso il Teatro Marijinskij.
Igor, era il terzo tra i quattro figli, che il padre ebbe da Anna Cholodovskij, donna assai gentile e manierata. Stravinskij, approdò alla musica, praticamente dopo gli studi liceali, iscrittosi all’universita’ per laurearsi in Giurisprudenza, non intraprese mai questo percorso accademico, ma neanche quello dell’accademia e del conservatorio.
A 20 anni, nel 1902, iniziò a studiare privatamente con il grande compositore Nikolaj Rimskij Korsakov(1844-1908), studi che si protrassero per ben 6 anni, ovviamente sino alla morte del docente. Furono 6 anni molto intensi e formativi che culminarono con alcune composizioni assai
accattivanti dal punto di vista ispirativo, come la Sinfonia in Mib(1907), Feux d’artifice e Scherzo fantastico(ambedue del 1908).
Importantissima per Stravinskij, fu la conoscenza, avvenuta intorno al 1909, del grande impresario teatrale russo Sergej Diaghilev(1872-1929), il quale intuì sin da subito l’indubbio talento artistico del giovane Igor. Diaghilev presiedeva i famosissimi “Balletti Russi” e nella stagione 1909/1910, non esitò minimamente ad affidare la composizione del balletto “L’ uccello di fuoco” al suo connazionale e infatti fu uno straordinario successo nel giugno 1910. L’ istesso accadde un anno dopo mnel 1911, con il balletto “Petrouschka”, storia singolare di una marionetta russa, che fece conoscere l’autore a livello europeo. Nel maggio del 1913, toccò a “La Sagra della Primavera”, quadri della Russia pagana, un balletto che alla prima rappresentazione scatenò uno degli scandali più “famosi” di tutta la storia della Musica. La barbarie sonora, il ritmo aggressivo, i timbri potenti e lancinanti, aggredirono come mai era avvenuto, pubblico e critica. Seguirono l’opera lirica “Le rossigno”(1914), “Renard”(1916) e “l’histoire du soldat”(1918), queste
ultime due, stupendi esempi di opera da camera. Altre composizioni scritte da Stravinskij in questo periodo furono: “Ragtime” per 11 esecutori(1918), “Piano Rag-Music”(1919), e i “Three pieces for solo clarinet(1919). Questo primo periodo compreso tra il 1910 e il 1920,
appartenne al cosiddetto “periodo russo” o “fauve” del compositore, un periodo che molto spesso critici e musicologi, hanno sempre accostato al “Cubismo” di Pablo Picasso, un artista figurativo che andava affermandosi proprio in quegli anni.
I primi Anni 20, costituirono per Stravinskij il cosiddetto “periodo neoclassico”, ossia il rifarsi a canoni e strutture compositive, tipiche del 700 musicale europeo, come ad esempio la rivisitazione in chiave novecentesca delle musiche di “Pulcinella”(1920), scritte dal grande Giovanni Battista Pergolesi(1710-1736), due secoli prima. Seguirono: Sinfonie per strumenti a fiato(1920), Mavra(1922), opera lirica, “Les noces”(1923), balletto, Concerto per pianoforte e orchestra(1929), Concerto in Re per violino e orchestra(1931), i balletti “Apollo Musagete” e “Le baiser de la fee’ “, ambedue del 1928, la “Sinfonia di salmi”(1930), “Persephone”(1934), un melodramma assai particolare, i balletti “Jeux des cartes”(1938) e “Orpheus”(1947), inframmezzati a loro volta da importanti opere orchestrali come: “Divertimento”(1934), “Concerto in Mib Dumbarton Oaks”(1938), Sinfonia in Do(1940),” Sonata per due pianoforti”,(1944),” Ebony Concerto, per clarinetto e jazz band”(1944) e la “Sinfonia in 3 movimenti”(1945). Intanto, intorno al 1939, a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il compositore fu costretto a trasferirsi in America ottenendo nel 1945, la cittadinanza statunitense. Dagli Stati Uniti, in seguito tornerà sovente in Europa per dirigere concerti ove erano presenti musiche sue. Stravinskij, morirà a New York il 6 di aprile 1971, a 89 anni. Fu comunque sepolto a Venezia, per suo espresso volete, accanto all’amatissimo Sergej Diaghilev. Nel 1951, al culmine del suo “periodo neoclassico”, l’autore compose “The Rake’s Progress”, meglio noto come “La carriera di un libertino”, melodramma, rappresentato tra l’altro a Venezia, su testo di Wystan Hugh Auden(1907-1973), ispirato a sua volta alle famose stampe di William Hogart(1697-1764), che insieme alla musica
di Stravinskij, rappresentano una sorta di estremo paradosso dell’arte neoclassica. Quest’opera suscitò non poco scalpore, soprattutto in quel di Venezia, facendo ben comprendere a pubblico e critica che erano ormai maturi i tempi per un cambiamento di prospettiva ispirativa da parte del
compositore russo. Infatti gli ultimi 20 anni di vita di Stravinskij, furono consacrati alla tecnica dodecafonica di Arnold Schonberg(1874-1951), filtrata però attraverso l’estrema e radicale lezione di Anton Webern(1883-1945). La “scoperta” del metodo di composizione dodecafonica, fu per Stravinskij un autentico colpo di fulmine che culminerà in molti capolavori musicali, come:
“Settimino”(1952), “Tre canti di William Shakespeare”(1953), “In memoriam Dylan Thomas”(1954), per voce e strumenti, “Canticum sacrum ad honorem Sancti Marci nominis”(1955), “Agon”(1957), balletto, “Threni id est lamentatio Jeremiae Prophetae”, per soli, coro e orchestra(1958), gli stupendi “Movements”, per pianoforte e orchestra(1959), mentre del 1960 è il “Monumento pro Gesualdo di Venosa ad CD annum” sorta di 3 madrigali per fiati e archi, da molti considerata la sua opera più importante della tarda maturità. Di Stravinskij ricordiamo ancora: “The flood”, sacra rappresentazione(1962), “Danses concertantes”(1942), “4 Norvegian Moods”(1942), la burlesca “Circus Polka”(1942), lo “Scherzo a la russa”(1944). Non da ultimo vanno ricordati anche i suoi preziosi e particolari scritti letterari come:”Chroniques de ma vie”(1936), sorta di “Memorie” importanti non solo dal punto di vista storico, ma importanti anche per comprendere il percorso stilistico e ideologico del compositore. Successiva fu la “Poetique musicale”(1942), un accurato
sunto delle sue lezioni che il compositore tenne presso il Conservatorio dell’Universita’ di Harvard, nel 1939, appena arrivato dall’Europa.

La Sagra della primavera, storia di un fiasco musicale divenuto leggenda.  
Il 29 di maggio del 1913, andò in scena per la prima volta, “Le Sacre du printemps”, “La sagra della primavera”, quadri della Russia pagana, di Igor Stravinskij e Nikolaj Roerich, presso il
Theatre des Champs-Elysees di Parigi. Il balletto è diviso in 2 parti:  
I parte, L’ adorazione della Terra              
Introduzione.                                                  
Gli auguri primaverili.                                    
Gioco del ratto.                                            
Corteo di primavera.                                  
Gioco delle città rivali.
Corteo del vecchio saggio.              
Adorazione della Terra.                              
Danza della Terra II parte
Il Sacrificio                                  
Introduzione.            
Cerchi mistici delle adolescenti.      
Glorificazione dell’Eletta.                        
Adunata degli Anziani.                            
Azione Rituale degli Anziani.                    
Danza sacrificale dell’Eletta.          
La durata del balletto è di 36 minuti.     
La prima rappresentazione di quest’ opera, fu uno degli scandali più famosi di tutta la Storia della Musica, per vari motivi. Iniziamo da ciò che ispirò l’autore a comporre questo capolavoro. Nelle sue “Memorie”, Stravinskij, scrisse che già mentre stava terminando il suo primo balletto “L’ uccello di fuoco”, nel 1910, immaginò un rigoroso e solenne rito di natura pagana afferente l’antica Russia, ove saggi vegliardi e importanti, seduti in circolo, osservano una donna assai giovane (l’Eletta), danzare sino allo sfinimento per poi morire e ricongiungersi alla madre Terra. Quindi un’opera altamente legata alla Vita, alla Morte e all’atto propiziatori nei confronti della primavera.
Nell’Introduzione, il fagotto, strumento musicale aerofono del gruppo dei “legni”, espone un tema popolare lituano antichissimo, nel registro acuto, cosa questa che disturbò tantissimo il pubblico dell’epoca, perché quasi nessuno, musicisti presenti in sala compresi, riusci’ a capire che genere di strumento stesse suonando. Lo stesso dicasi per il movimento successivo “Gli auguri primaverili”, brano famosissimo, ove reiterati accordi con ritmo irregolare, sbilanciarono ulteriormente l’uditorio dell’epoca. Va detto che anche la disposizione dei danzatori sul palcoscenico, provocò la reazione avversa verso quest’opera da parte di pubblico e critica, in quanto non più disposti in modo accademico e classico come avveniva nell’800, ma piuttosto in maniera ritualistico-orgiastico-sessuale. Quindi un vero e proprio “scandalo” che culminerà nella parte finale del balletto, ove una giovane e affascinante fanciulla, danza di fronte ai vecchi saggi, mimando una sorta di grandioso amplesso con la Terra sino a morirne di piacere e attraverso ciò, legittimera’ un metafisico ricongiungimento con le origini. Piccola digressione: nel film “Suspiria” di Luca Guadagnino, del 2018, ad un certo punto della pellicola, le danzatrici, protagoniste del film, danzano, riproponendo una coreografia, a mio modesto parere, molto simile a quella de “La Sagra della primavera”.
Ma torniamo alla “Sagra”. Ciò che avvenne quella sera del 29 di maggio del 1913, è stato descritto da vari testimoni oculari, come Carl van Vechten, il quale scrisse che una larga parte dell’uditorio era alquanto turbata da ciò che considerava un tentativo blasfemo di distruggere l’Arte tersicorea è quella musicale e travolto dall’ira, iniziò a fischiare furiosamente, danzatori e orchestrali, rendendo quasi inudibile la musica. Tale Romola Pulsky, amica del famoso danzatore Vaclav Nizinskij che era presente in scena, testimoniò successivamente che una signora assai ben vestita, in un palco, si alzò all’improvviso e diede un sonoro ceffone ad un giovane che stava
fischiando nel palco vicino. Il suo accompagnatore si alzo’ e i due uomini si scambiarono i biglietti da visita. Anche il famoso Jean Cocteau, era presente alla prima e affermò in seguito di aver visto la Contessa de Pourtales, in piedi nel suo palco, con il viso letteralmente sconvolto e di averla sentita urlare: “Nessuno può prendermi in giro così!” Quanto a Stravinskij, si dice che all’inizio dell’opera, sedesse in platea, quando poi iniziarono a farsi sentire le proteste del pubblico, si rifugio’ dietro le quinte del teatro. Oggi, a distanza di 108 anni da quella prima rappresentazione, “La Sagra della primavera” è divenuta un assoluto capolavoro in cui Danza e Musica si intersecano alla perfezione. Trattasi della partitura più complessa che l’autore avesse scritto sino ad allora. Inoltre è scritta per un’orchestra mastodontica, con molti strumenti a fiato sorretti magistralmente da strumenti a percussione che in alcuni tratti, suonando tutto insieme, danno l’idea di un gigantesco strumento musicale a percussione. “La Sagra”, è musica barbara, primordiale, pagana, selvaggia e molto esoterica(ascoltare le due Introduzioni), con un culmine
ritualistico-espressivo nella sezione finale, che rimanda inevitabilmente ad un gigantesco Sabbah, per danzatori e orchestra. Va infine menzionato il fatto che questo balletto, fu una delle musiche
inserite nel famosissimo film “Fantasia” di Walt Disney, uscito nei primi anni 40 e che contribuì non poco a rendere famosa questa partitura musicale, in tutto il mondo.                        
Umberto Mori

P.S.: ho ascoltato “La Sagra della primavera” per la prima volta intorno al 1981, da allora l’avro’ ascoltata circa un migliaio di volte, spesso con la partitura tra le mani. Posso garantire che ogni volta è stata un’ esperienza unica e...primordiale.
Nell'immagine: Les demoiselles d'Avignon di Pablo Picasso.