Geshtu-E (Ilawela) ITA/ENG

Geshtu-E (Ilawela) ITA/ENG

Geshtu-E (Ilawela)- IL DIO DEL SACRIFICIO PRIMORDIALE.


A cura di Sara Ballini.

Collaborazione: Nilufar Mali.


“La creazione è la rivoluzione più grande e più pura di tutte, e alla fine costringe tutto il resto a seguire i

suoi passi.” Cit. Charles Bukowski.

Geshtu-E, è un dio appartenente alla mitologia: Accadica, Sumera e Babilonese.

La dote principale di tale divinità è il suo intelletto, egli se pur considerato nel mito un dio minore, risulta

essere in possesso di una qualità simile a quella attribuita ad Ulisse nell’Odissea omerica, la cosiddetta:

“Metis”, dal greco intelligenza attiva ed esecutrice.

La peculiarità di tale antico dio, risiede nel fatto che egli, nel celebre poema di Atrahasis, diviene oggetto,

tramite il suo stesso sacrificio, della creazione stessa dell’uomo.

Il poema, contenuto in una tavola cuneiforme risalente al XVII sec. A.C, si apre con la descrizione

dell’evento della creazione del cosmo e delle divinità principali.

Il dio dei cieli Anu, sale alla volta delle stelle, Enki invece, scende nell’Apsû, il mondo sotterraneo in cui

risiedono le acque dolci dell’abisso, portatrici di vita e vigore. Enlil sceglie di tenere la terra, con tutti gli

esseri viventi in essa contenuta.

In tale tipo di mitologia, il panteon delle divinità viene diviso in due categorie: Gli Annunaki e gli Igigi.

Gli Igigi sono dei minori, subordinati ai loro progenitori. Agli Igigi infatti spetta il lavoro sulla terra, regno

sotto il controllo del dio Enlil.

L’importanza e lo scopo degli Igigi è il sostentamento di tutti gli Annunaki.

Secondo l’antica tavola, furono proprio gli Igigi a scavare i fiumi Tigri ed Eufrate in Mesopotamia, utili a

rendere fertile la terra per il raccolto. Quella che poi passerà alla storia come la mezza luna fertile.

LA PRIMA RIVOLTA DELLA STORIA.

Gli Igigi lavorarono senza sosta, con fatica e dedizione, per 2500 anni, finchè uno di loro iniziò a ribellarsi,

Alla. Alla fomentò una rivolta tra gli Igigi spronando tutti ad abbandonare il lavoro, ed a ribellarsi a quella

schiavitù ingiusta. Fu cosi che fomentati da Alla, tutti gli Igigi presero i loro arnesi da lavoro e li gettarono

nel fuoco. Essi non contenti, marciarono in massa verso il santuario di Enlil, con fare rivoltoso e ribelle.

La notte ormai era giunta, il santuario del dio Enlil ormai era circondato dagli Igigi ribelli. Allorchè gli dei,

fedeli servitori di Enlil, Kalkal e Nusku, preoccupati si precipitarono a sigillare le porte del sacro santuario.

Kalkal chiuse la porta del santuario mentre Nusku, con fretta si precipitò a svegliare il suo padrone Enlil,

avvertendo quest’ultimo del pericolo imminente.

Gli dei Annunaki però, detestano essere svegliati in pieno sonno. Enlil adirato del brusco risveglio, ordinò di

armare le difese, successivamente convocò Anu ed Enki.

Enlil, per sua natura sempre incline a soluzioni d’impatto e violente, esponendo i fatti, domandò ai presenti

se dovesse provocare la battaglia, al fine di sedare la rivolta.

IL COMPROMESSO.

Si decise di inviare un messo come intermediario con gli Igigi, al fine di negoziare, per tale ruolo venne

scelto un dio minore Nusku. Egli si recò dagli Igigi inferociti, questi ultimi risposero al messo che la ragione

della loro rivolta era il prolungato e logorante lavoro a cui venivano sottoposti ogni giorno, senza alcuna

possibilità di pausa.

Nusku ritornò al santuario dal suo padrone e dagli altri, Enlil pianse e meditò sulla decisione di

abbandonare totalmente la terra, e risalire in cielo insieme ad Anu, restituendo a lui la competenza e la

gestione della terra.

Anu però, comprendendo le ragioni degli Igigi, non fu d’accordo con la decisione di Enlil.

Per Anu in effetti la fatica sostenuta dagli Igigi era troppo elevata da poter sostenere, a tal ragione suggerì

di creare un sostituto: “l’uomo”( Lullû).

Cosi fu deciso, Anu fece convocare la dea Mammu, la grande dea madre, affinché esegua questa

operazione.

La decisione venne comunicata agli Igigi, che smisero dunque la rivolta ed esultarono dalla gioia.

Mammu, resasi disponibile alla creazione dell’uomo, prima di procedere chiese l’aiuto di Enki/Ea.

Enki spiegò che senza il sangue di un vero dio l’operazione non sarebbe stata eseguibile,per cui era

necessario un sacrificio di carattere divino.

Solamente con l’unione del sangue di un dio, impastato con l’argilla, sarebbe stato possibile creare Lullû.

IL SACRIFICIO DEL DIO.

Secondo alcune traduzioni dell’antico reperto, furono direttamente gli Anunnaki a decidere di sacrificare, al

fine della creazione dell’uomo, il dio minore dell’intelletto Geshtu-E. Secondo altre invece, fu il dio stesso a

proporsi per il sacrificio, essendo cosi intelligente da comprenderne il senso e la necessità impellente.

Il sangue e la carne di Geshtu-E, impastati con l’argilla, consentirono alla dea Mammu di operare nella

creazione, essendo lei “Signora di tutti gli dèi.

Il dio Enki procedette alla mescolazione del sangue con l’argilla, quindi convocò gli Anunnaki e gli Igigi al

fine di sputare sopra l’impasto. E cosi l’uomo fu creato.

L’uomo si preparò dunque ad “essere” e gli venne assegnato il compito dapprima spettante agli Igigi, il

pesante e duro lavoro sulla terra.

IL RAPPORTO TRA GESHTU E PROMETEO.

Geshtu e Prometeo sono due figure mitologiche ben distinte e separate è chiaro, non solo

cronologicamente. Tuttavia presentano sicuramente entrambi elementi che potremmo definire avere in

comune. Uno di questi è sicuramente l’elemento del sacrificio.

Prometheus, personaggio della mitologia greca, rubò il fuoco agli dèi per darlo agli uomini, e per questo

dovette subire una severa punizione da parte del dio Zeus, che lo incatenò a una rupe ai confini del mondo

per poi farlo sprofondare nel Tartaro. Entrambi sacrificano il proprio essere per un fine superiore, la

creazione di qualcosa di più grande, e forse anche di sconfinato.

Prometeo è un titano, egli è amico dell'umanità perché vede in quest’ultima la possibilità di progresso e

prosperità. Geshtu, il dotato d’intelletto superiore, intravede nel lullû la medesima possibilità di Prometeo,

lo stesso orizzonte di progresso e sviluppo. L’importanza di tale creazione, per entrambi, era tale da

rinunciare alla propria esistenza, in favore di qualcosa di più grande, il sacrificio per il risorgimento

dell’esistenza intera.

Fonti: 

  1.  Dalley, Stephanie (2000) Myths from Mesopotamia: Creation, the Flood, Gilgamesh, and Others, revised edition, Oxford: Oxford University Press, page 4
     Mark, Joshua. "The Atrahasis Epic: The Great Flood & the Meaning of Suffering".
  2.  Dalley, Stephanie (2000) Myths from Mesopotamia: Creation, the Flood, Gilgamesh, and Others, revised edition, Oxford: Oxford University Press, page 15–16
  3. Michael Jordan, Encyclopedia of Gods, Kyle Cathie Limited, 2002

 

ENGLISH

 

Geshtu-E (Ilawela) - THE GOD OF PRIMORDIAL SACRIFICE.

Curated by Sara Ballini.

Collaboration: Nilufar Mali.

"Creation is the greatest and purest revolution of all, and ultimately forces everything else to follow in its footsteps." Cit. Charles

Bukowski.

Geshtu-E, is a god belonging to mythology: Akkadian, Sumerian and Babylonian.

The main gift of this divinity is his intellect, although he is considered a minor god in the myth, he is in possession of a quality

similar to that attributed to Ulysses in the Homeric Odyssey, the so-called: "Metis", from the Greek active intelligence and performer.

The peculiarity of this ancient god lies in the fact that he, in the famous poem of Atrahasis, becomes the object, through his own sacrifice, of the very creation of man.

The poem, contained in a cuneiform table dating back to the seventeenth century. BC, opens with the description of the event of the creation of the cosmos and of the main deities.

The god of the skies Anu, goes up to the vault of the stars, Enki instead, descends into the Apsû, the underground world where the fresh

waters of the abyss reside, bearers of life and vigor. Enlil chooses to keep the earth, with all living beings contained in it.

In this type of mythology, the pantheon of deities is divided into two categories: The Annunaki and the Igigi.

Igigi are minors, subordinate to their ancestors. In fact, the Igigi work on earth, a kingdom under the control of the god Enlil.

The importance and purpose of the Igigi is the sustenance of all the Annunaki.

According to the ancient table, it was the Igigi who dug the Tigris and Euphrates rivers in Mesopotamia, useful for making the land fertile for the harvest. What will then go down in history as the fertile half moon.

THE FIRST REVOLT IN HISTORY.

The Igigi worked tirelessly, with effort and dedication, for 2500 years, until one of them began to rebel, Alla. Alla fomented a revolt among the Igigi encouraging everyone to give up their jobs, and to rebel against that unjust slavery. Thus it was that fomented by Alla, all the Igigi took their work tools and threw them into the fire. Not satisfied, they marched en masse towards the sanctuary of Enlil, with a rebellious and rebellious attitude.

The night had now come, the sanctuary of the god Enlil was now surrounded by the rebel Igigi. When the gods, faithful servants of Enlil, Kalkal and Nusku, worried rushed to seal the doors of the sacred sanctuary.

Kalkal closed the door of the sanctuary while Nusku hurriedly rushed to wake his master Enlil, warning him of the imminent danger.

The Annunaki gods, however, hate being awakened in full sleep. Enlil angered by the sudden awakening, ordered to arm the defenses, subsequently summoned Anu and Enki.

Enlil, by nature always prone to impactful and violent solutions, exposing the facts, asked those present if he should provoke the battle, in order to quell the revolt.

THE COMPROMISE.

It was decided to send a messenger as an intermediary with the Igigi, in order to negotiate, for this role a lesser god Nusku was chosen. He went to the angry Igigi, the latter replied to the messenger that the reason for their revolt was the prolonged and tiring work to which they were subjected every day, without any possibility of pause.

Nusku returned to the sanctuary to his master and the others, Enlil wept and meditated on the decision to completely abandon the earth, and go up to heaven together with Anu, returning to him the competence and management of the earth.

Anu however, understanding the Igigi's reasons, did not agree with Enlil's decision.

For Anu in fact the fatigue sustained by the Igigi was too high to be able to sustain, for this reason he suggested creating a substitute: "the man" (Lullû).

So it was decided, Anu summoned the goddess Mammu, the great mother goddess, to carry out this operation.

The decision was communicated to the Igigi, who therefore stopped the revolt and exulted with joy.

Mammu, made available to the creation of man, before proceeding asked for the help of Enki / Ea.

Enki explained that without the blood of a true god the operation would not have been possible, so a sacrifice of a divine character was necessary.

Only with the union of the blood of a god, mixed with clay, would it be possible to create Lullû.

THE SACRIFICE OF GOD.

According to some translations of the ancient find, it was directly the Anunnaki who decided to sacrifice, for the purpose of the creation of man, the minor god of the intellect Geshtu-E. According to others, however, it was the god himself who proposed himself for the sacrifice, being so intelligent as to understand its meaning and urgent necessity.

The blood and flesh of Geshtu-E, mixed with clay, allowed the goddess Mammu to work in creation, she being the “Lady of all gods.

The god Enki proceeded to mix the blood with the clay, then summoned the Anunnaki and Igigi in order to spit on the dough.

And thus man was created.

The man therefore prepared himself to "be" and was assigned the task first of all due to the Igigi, the heavy and hard work on earth.

THE RELATIONSHIP BETWEEN JESHTU AND PROMETEUS.

Geshtu and Prometheus are two very distinct and separate mythological figures it is clear, not only chronologically. However,

they certainly have both elements that we could define as having in common. One of these is certainly the element of sacrifice.

Prometheus, a character from Greek mythology, stole fire from the gods to give it to men, and for this he had to suffer severe punishment from the god Zeus, who chained him to a cliff at the edge of the world and then plunged it into Tartarus. Both sacrifice their being for a higher purpose, the creation of something greater, and perhaps even boundless.

Prometheus is a titan, he is a friend of humanity because he sees in the latter the possibility of progress and prosperity. Geshtu, the one endowed with a superior intellect, sees in the lullû the same possibility as Prometheus, the same horizon of progress and development.

The importance of this creation, for both, was such as to renounce their own existence, in favor of something greater, the sacrifice for the resurgence of all existence.

bibliography:

  1.  Dalley, Stephanie (2000) Myths from Mesopotamia: Creation, the Flood, Gilgamesh, and Others, revised edition, Oxford: Oxford University Press, page 4
     Mark, Joshua. "The Atrahasis Epic: The Great Flood & the Meaning of Suffering".
  2.  Dalley, Stephanie (2000) Myths from Mesopotamia: Creation, the Flood, Gilgamesh, and Others, revised edition, Oxford: Oxford University Press, page 15–16
  3. Michael Jordan, Encyclopedia of Gods, Kyle Cathie Limited, 2002